Si può fare divulgazione scientifica su Instagram? Si può raccontare la scienza attraverso i social media?

Facebook, Youtube e più recentemente anche Instagram e Twitch sono ormai ricchi di esempi interessanti da questo punto di vista, dove studenti, ricercatori e docenti si mettono a disposizione per commentare le notizie del giorno, affrontare tematiche specifiche e provare a rispondere alle domande dei loro follower.

Ai nomi più noti di blogger come Salvo Di Grazia (MedBunker) e Dario Bressanini, si è aggiunta nel tempo l’attività divulgativa di altri, come il biologo Enrico Bucci, o l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco.

Ma fisica, sociologia, psicologia e antropologia fanno capolino attraverso i social media anche attraverso a nomi meno noti, capaci però di incontrare la fiducia del pubblico. Così che se da un lato l’attività di divulgazione e contatto con i cittadini attraverso i social media non rappresenta (ancora, forse) il principale impegno da parte degli enti di ricerca italiani, ecco che invece l’attività di singoli e associazioni è di giorno in giorno sempre più prolifica.

Dopo avervi suggerito qualche libro da leggere durante l’estate oggi vi proponiamo qui sotto un piccolo elenco di divulgatori e non solo che utilizzano Instagram per parlare di scienza.

Raccontare la scienza su Instagram

L’immediatezza e la semplicità delle storie di Instagram ha reso questo strumento particolarmente amato per commentare e spiegare in fretta errori, cattiva informazione e notizie diffuse dai media, sopratutto in fase Covid. Allo stesso modo molti concetti risultano facili da raccontare attraverso l’uso delle immagini.

Le istituzioni scientifiche

Ecco quindi qualche profilo che ci piace e che abbiamo pensato di suggerirvi, iniziando dai passi mossi su questo tema da parte di alcune istituzioni scientifiche nazionali che fanno divulgazione scientifica usando Instagram:

Frida (@frida_unito) è il progetto dell’Università di Torino dove i ricercatori dell’Ateneo raccontano le loro ricerche. Si appoggia ad un sito internet e ai canali social, tra cui Instagram, che permette di avere una rapida panoramica dei temi proposti.

CNR Social (@cnrsocial) è il canale social del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove alla comunicazione istituzionale si affianca la presentazione delle più recenti ricerche a cui collaborano i ricercatori dell’Ente.

INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (@lnf_infn) anche in questo caso prevale la comunicazione istituzionale, specie per quanto riguarda l’uso delle storie, a cui si affiancano post che rispondono alle più diffuse curiosità sulla fisica come “Si può andare più veloci della luce?” o “Perché non sprofondiamo nel pavimento?”. Segnaliamo anche il canale YouTube dell’INFN.

Divulgatori scientifici su Instagram

Ma se guardiamo ai numeri e alla capacità di raggiungere il vasto pubblico sono soggetti singoli a fare la differenza:

Beatrice Mautino (@divagatrice) è tra le più seguite divulgatrici su Instagram, si occupa di cosmetica in particolare, e quindi di chimica. Tra le sue stories si parla ovviamente anche di coronavirus.

Ruggero Rollini (@ruggerorollini) è laureato in chimica e si occupa di comunicazione della scienza. Tiene da alcuni anni un canale YouTube dove affronta in particolare tematiche legate ai cambiamenti climatici e al futuro del pianeta. Le stesse tematiche sono affrontate nelle stories di Instagram, aggiornate quotidianamente.

Stefano Bertacchi (@stefanobertacchi), biotecnologo industriale e dottorando, durante il lockdown ha fornito consigli utili in materia di lievito, portando all’attenzione il rapporto tra chimica e quotidianità, ma nelle sue storie racconta anche aspetti più specifici delle sue ricerche. Ha da poco anche un canale YouTube.

Simona Scarioni (@simonascarioni) era una book blogger prima che la pandemia la portasse a mettere a disposizione i suoi studi in medicina e a commentare attraverso le stories, con un linguaggio estremamente semplice, alcune parole chiave della pandemia (da che cos’è l’app immuni ai test sierologici). I suoi video e le sue stories sono molto seguiti, così come i suoi consigli di lettura dedicati alla divulgazione scientifica e alla medicina.

Luca Perri (@astrowikiperri) astrofisico e autore di tre libri di divulgazione scientifica, aggiorna frequentemente le sue storie parlando di bufale e disinformazione. Lo trovate anche su Facebook.

Adrian Fartade (@adrianfartade) è forse il divulgatore scientifico-YouTuber più famoso della rete. Appassionato di astronomia, oltre ad avere un canale Instagram seguitissimo è sbarcato anche su Twitch, dove ha raccontato in diretta i più recenti lanci spaziali.

Marco Coletti (@lafisicachenontiaspetti) riporta la fisica alla sua quotidianità, raccontando, sopratutto sul suo canale YouTube, il funzionamento di tante dinamiche che ci circondano.

Andrea Bonifazi (@scienze.naturali) ha un dottorato in biologia marina e racconta su Instagram aneddoti curiosi legati al mondo animale. Gestisce anche una seguitissima pagina Facebook.

Progetti e associazioni

Esistono poi tanti progetti di divulgazione scientifica portati avanti su Instagram. Oltre a riviste note, come Focus e associazioni conosciute, che fanno divulgazione scientifica smontando credenze e fake news come CICAP o Butac, troviamo su Instagram molte realtà più piccole, ma interessanti. Ecco qualche nome da seguire selezionato per voi:

different_group (@different_group) è un progetto su più piattaforme che pubblica contenuti legati alla divulgazione di più discipline, dalla scienza alla tecnologia.

vivilascienza (@vivilascienza) protagonista è la chimica, con domande e risposte ad argomenti della quotidianità e uno sguardo alla storia della scienza.

fisicainpillole (@fisicainpillole) pillole settimanali di fisica curate da una studentessa di fisica che si occupa di divulgazione anche su YouTube.

chimica_in_pillole (@chimica_in_pillole) approfondisce la chimica del quotidiano, e non solo. Che cos’è il nitrato d’ammonio che ha causato l’esplosione di Beirut? Di cos’è fatta l’anguria? E qual è la chimica del mojto?

[Aggiornamenti 8/10/2020]

Comevolevasidivulgare (@comevolevasidivulgare) 5 studenti di matematica che raccontano la matematica nel quotidiano con grafiche davvero accattivanti. Segnaliamo a titolo di esempio questo “Perché le lattine non hanno tutte la stessa forma?”

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Quel che è accaduto di recente a Beirut sembra essere imputabile a circa 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinate nel porto della città. Ma vediamo cos’è il nitrato di ammonio, perché può esplodere e cosa succede quando accade. Il nitrato di ammonio un sale solido cristallino bianco ed è altamente solubile in acqua. È uno dei più importanti composti azotati usati come concimi nell'agricoltura. La sua peculiarità sta nel fatto che contiene sia azoto immediatamente utilizzabile da parte della pianta (gruppo nitrato), sia azoto a lento rilascio (gruppo ammoniacale). Viene anche utilizzato come componente di miscele esplosive in miniere, cave e costruzioni civili. Il nitrato di ammonio (NH4NO3) viene prodotto neutralizzando l'acido nitrico (HNO3) con l'ammoniaca (NH3) secondo la reazione: HNO3 + NH3 —> NH4NO3 Nella sua forma pura, il nitrato di ammonio di solito non è esplosivo, anzi, risulta piuttosto sicuro da maneggiare. Tuttavia, se è contaminato da impurità, il suo rischio di detonazione aumenta. Un pericolo è rappresentato dal riscaldamento: il nitrato di ammonio si decompone a circa 230 °C e può esplodere se riscaldato a una temperatura compresa tra 260 e 300 °C, soprattutto se confinato. La decomposizione produce principalmente ossido nitroso e acqua: NH4NO3 → N2O + 2 H2O A temperature superiori prevale invece questa reazione: 2 NH4NO3 → 2 N2 + O2 + 4 H2O Entrambe le reazioni sono esotermiche e la forza dell'esplosione del nitrato di ammonio è garantita dalla rapida generazione di gas. Infine, il fumo rosso-arancio visto dopo l'esplosione a Beirut potrebbe essere legato alla formazione di diossido di azoto. #chimica #chimicainorganica #nitrato #nitratodiammonio #beirut #esplosione #laboratorio #fertilizzanti #esplosivo

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